1 set 2020

ALL MY LOOPS FOR YOU
APORIE_part 1
 
[in progress] 

[scroll for english]

a DEHORS/AUDELA project
concept Salvatore Insana, Elisa Turco Liveri 
choreography Elisa Turco Liveri 
with Alice Ruggero, Andrea Sassoli, Cecilia Ventriglia 
without
visual score Salvatore Insana 
sound design and music Alessia Damiani 
co-production Gruppo e-Motion, Festival Teatri di Vetro 
with the support of La Briqueterie – CDCN Val du Marne, France; Dansomètre, Suisse; Centro di Residenza della Toscana (Armunia Castiglioncello - CapoTrave/Kilowatt Sansepolcro) Florian Metateatro – progetto Oikos, AnghiariDanceHub, Ricerca X 2019
and with the support of Movin'Up Spettacolo – Performing arts 2018/2019


Quel momento in cui ci si arena in un inesauribile va' e vieni, inceppamento che sconcerta, verso l'imponderabile e in lotta contro la tendenza a stabilizzarsi. Il manifestarsi di un intervallo in uno spazio-tempo attraverso la predisposizione di un ambiente in cui l'impasse si fa movimento oscillatorio, dettando il ritmo ai corpi, mettendo in crisi il concetto di volontà, in una reiterazione di variabilità esponenziale. Un coabitare di forze contrapposte che è al contempo lasciarsi andare, farsi trasportare e fare resistenza. Una danza che muove la propria decostruzione, il proprio stare sulla soglia, tra accenni di composizioni, frasi scomposte. Costruire un ambiente generativo in cui ogni elemento e ogni movimento (umano e non) stia in risonanza con un altro. Il soggetto agisce sull'oggetto, o l'oggetto sul soggetto? Diventare agente ambientale.


All my loops for you è uno spazio che può essere attraversato e agito dal pubblico prima e dopo la performance. Dalle piccole casse oscillanti, che possono essere azionate con una spinta della mano, emergono frammenti sonori da vecchi film, una sorta di habitat corale, fatto di dialoghi intermittenti, ricorrenti, scomposti e ricomposti, che possono intercettare o meno l'ascolto di chi esplora la scena.

Si genera così un paesaggio involontario e indeterminato, composto da passanti, suoni e oggetti fluttuanti. In questo modo interroghiamo ulteriormente l'idea di spostamento – riposizionamento dello sguardo e del corpo e il concetto di aporia, intesa come sospensione, incertezza di fronte all'assenza di stimoli esterni funzionali. Che fare?



Esitare, oscillare, rimanere appesi: oggetti e soggetti sono allo stesso livello. Pendoli e corpi convivono influenzandosi a vicenda. L'oggetto, attraverso il suo moto oscillatorio, induce i performer al movimento, essi a loro volta agiscono sul pendolo, innescano un sistema di risonanze continue e reciproche, che determina la totale interdipendenza degli elementi. Siamo dentro un sistema generativo, all'interno del quale ci si interroga sul concetto di volontà: il limite ridefinisce l'essere e la presenza si riformula.
L'oscillazione esterna sommata a quella interna, insita nel corpo umano, arriva ad annullarsi, designando micro aree di libertà, in cui il corpo straborda per un attimo dal range oscillatorio.

Essere precisi nell'indecisione. Costruire e definire le fasi, nominarle, per approdare a un nulla di fatto, dunque ad una danza. Il lavoro riguarda, in qualche modo, la costruzione di “frasi”, intese come strutture coreografiche e nuclei del linguaggio. Le voci rimandando ad un carattere affettato, appartengono ad un posticcio cinematografico che si incolla e si scolla dall'azione rimandando continuamente la possibilità di una narrazione.




That moment in which one is stranded in an inexhaustible to-and-fro, towards the imponderable and struggling against the tendency to stabilize. The manifestation of an interval in a space-time through the preparation of an environment in which the impasse becomes an oscillatory movement, dictating the rhythm to the bodies, challenging the concept of will, in a reiteration of exponential variability. A cohabitation of opposing forces that is at the same time letting go, being transported and resisting. A dance that moves its own deconstruction, its own being on the threshold, between hints of compositions, decomposed phrases. Constructing a generative environment in which every element and every movement (human or not) resonates with another. Does the subject act on the object, or the object on the subject? Become an environmental agent.